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Clik here to view.Il post di Luigi mi ha dato lo spunto per questa breve disquisizione su alcune tematiche interessanti e su mondi che, ahimé, spesso non si incontrano. In questo periodo nel Regno Unito stanno mettendo in onda su Channel 4 una nuova serie di Richard Dawkins, Sex, death and the meaning of life. Questa serie, come dice lo stesso Dawkins in apertura del primo episodio, non riguarda l’esistenza o no delle divinità ma semplicemente da dove proviene la nostra moralità e cosa succede quando e se le società umane si lasciano dietro la religione per un futuro senza religione.
Dawkins nelle varie puntate ci spiega come tutte le caratteristiche morali dell’uomo, come l’altruismo (detto dall’inventore del gene egoista!), la compassione nei confronti dei più disagiati, le cure genitoriali e l’affetto familiare ecc. ma anche quelle più negative come l’odio, la rabbia ecc. derivino dalla nostra eredità genetica. E che in ogni uomo convivono tutte ma l’ambiente può privilegiare alcune a discapito di altre. Gli esempi che fa riguardano la ricerca sulle neuroscienze (interessantissimi gli studi sulle scelte morali utilizzando l’fMRI sia negli umani che sugli altri primati), l’etologia comparata con vari primati e altri mammiferi placentati, la genetica ecc. Conclusione a cui Dawkins arriva: la morale viene prima della religione e non il contrario e un non credente come lui può vivere una vita felice senza soffrire tutte le conseguenze che spesso molti chierici predicono per chi abbandona la religione. E’ una scelta di vita ma ciò non cambia l’uomo in un barbaro senza cuore e la società in un’anarchia senza morale o altruismo.
Ora tutto questo sembrerebbe il prologo di una conversione al libertarismo di quelle che molti di noi hanno vissuto. Il parallelo è semplice: gli statalisti con la morte dello stato predicono l’apocalisse perché, dicono, un uomo senza stato è come uno sciacallo tra sciacalli, una società senza stato piomberebbe nel caos più totale. Vi suona familiare questa critica? E noi, come Dawkins ma sul fronte anarchico, diciamo sempre: la società viene prima dello stato, anarchia non significa caos ma semplicemente senza governo, le leggi esistono anche senza uno stato, altruismo e compassione esistono non grazie allo stato ma nonostante lo stato, ecc.
Dawkins come molti suoi seguaci non è libertario, ma quello che potremmo definire una sorta di liberal europeo. In Italia forse sarebbe vicino alle politiche dei Radicali Italiani. Vorrebbe la separazione tra stato e chiesa, diritti individuali per omosessuali e per i non credenti come lui, nessun simbolo religioso nei luoghi pubblici, no all’educazione religiosa nelle scuole pubbliche ecc. Insomma uno stato forte contro le lobby clericali ma soft con gli individui. Politiche molto simili ad un altro campione dell’ateismo americano, Sam Harris, il quale anni fa fu pesantemente contestato dai libertari americani per aver scritto un articolo a favore delll’aumento delle tasse per i miliardari. In pochi giorni il parapiglia nel mondo del New atheist movement fu tale sul web che Sam Harris dovette scrivere un post in cui si meravigliava di quanta gente si era “unsubscribed” dal suo sito e di quante e-mail di critiche aveva ricevuto a causa di quel singolo post – e implicitamente dicendoci che molti dei suoi followers erano libertari. Nei giorni successivi molti libertari si interrogarono sul New atheist movement e di come molti leader del movimento fossero pro-diritti inviduali riguardo alla religione, sesso, droghe ecc. ma fossero ultra statalisti riguardo alla tassazione. Basterebbe dare uno sguardo a quel crogiuolo di ex-comunisti che ora hanno trovato una nuova religione nell’ateismo che si chiama UAAR (per carità non sono tutti ex-comunisti; c’è da dire che molti altri ex-comunisti si sono riciclati cattolici duri e puri). Lasciando perdere Odifreddi, un personaggio di cui abbiamo parlato anche qua, è incredibile quanto la gente non si renda conto che le libertà economiche debbano essere incluse tra quelle fondamentali dell’individuo come le libertà di espressione, sessuale ecc. Gente che invoca più stato per difendere i propri diritti quando è lo stato che glieli sta togliendo. Gente che non comprende che è lo stato la fonte del potere clericale su certe politiche e che solo eliminandolo si possa risolvere il contenzioso tra laici e religiosi. Il clericalismo, così come la sua reazione l’anticlericalismo, scompare nel momento stesso in cui lo stato -puff!- scompare.
Questi individui vengono definiti Oltreoceano come “statheist”, o stateisti o STatei in italiano, un gioco di parole tra statalisti e atei:
“One who rejects religion as irrational but who advocates the existence of the state, usually as a desperate compensation for the comfort that religion brings. The term is most often used by anarchist-atheists to demonstrate to the statheist that the logic they use to justify the state is faulty even though they had sufficient logic to reject religion, implying that they are reproducing the same errors in thinking that they profess to despise in religious people.” Da Urban dictionary.*
*”Uno che rigetta la religione come irrazionale ma che difende l’esistenza dello stato, spesso come una disperata compensazione per il conforto che la religione porta con sé. Il termine è molto spesso utilizzato dagli anarchici-atei per dimostrare agli stateisti che la logica che usano per giustificare lo stato è fallace nonostante abbiano sufficiente logica per rigettare la religione, facendo notare che [gli stateisti] riproducono gli stessi errori mentali che dicono di condannare nelle persone religiose.”