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The State Delusion: Dieci miti ingenui a favore dello stato (Parte II)

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(Continuo in questo il mio elenco di miti contro il libertarismo e a favore dello stato, la prima parte la potete leggere qui)

Mito numero 6: perché siete contro le tasse? Sono solo dei pagamenti per dei servizi!

Se le tasse fossero veramente solo dei pagamenti per dei servizi, i libertari non avrebbero nulla in contrario. Ma questo semplicemente non è vero. Nemmeno la fantasia più sfrenata degli statalisti può giustificare come “pagamento di servizi” le tasse sulle eredità, le tasse sul reddito, le accise sulla benzina, o l’IMU e l’IVA (quale servizi pagate con l’IVA?). Infatti anche i sostenitori dello stato giustificano queste tasse come “solidarietà sociale”, che in parole povere significa un obbligo a pagare (anche) per altri.

Anche gli statalisti non giustificano l’uso della forza contro un amico che non vuole dare un contributo (come dimostra questo semplice video) ma “stranamente” non hanno problemi nel chiedere la galera per chi semplicemente non vuole pagare le tasse.

Ma anche le tasse che potrebbero essere giustificate come legittimo pagamento di un servizio ( canoni TV, tasse sulla spazzatura) sono in realtà dei servizi non richiesti.Comprando la TV si paga il canone anche se non si vuole mai vedere la RAI.  Anche chi potrebbe smaltire i rifiuti in proprio deve pagare la tassa sui rifiuti. Il fumetto contenuto in questo articolo ci fa vedere in modo semplice e divertente come i nostri istinti morali non accettano i servizi  non richiesti.

I libertari sono i primi a richiedere che chi usa un servizio richiesto  paghi. In una società libertaria ognuno pagherebbe solo per i servizi che desidera.

Mito numero 7: il mercato non può fornire il bene o servizio X (acqua, energia elettrica, difesa) in un regime di concorrenza perché la domanda è inelastica!

Questo mito è molto in voga nei movimenti che pensano che un bene o un servizio debbano essere “di tutti”, cioè, in parole povere, pagati tramite tasse anche da chi se li può procurare con altri mezzi. E’ evidente che questo sia inefficiente, perché obbliga anche chi si difende da solo, si procura acqua o energia elettrica da solo a pagare per servizi che non usa, sprecando delle risorse che potrebbero essere utilizzate per altri fini o accumulate e risparmiate.

L’argomentazione di chi fa parte di questi movimenti  è che in alcuni settori, dato che la domanda è perenne e necessaria alla sopravvivenza e l’offerta è limitata, le leggi del mercato non valgano,  la concorrenza sia impossibile,e ci sia una necessità di un monopolio.

Anche ammettendo che questo sia vero (e spesso non lo è: anche il cibo è necessario per sopravvivere eppure non c’è la necessità di un monopolio per la produzione del cibo) in questo caso il mercato creerebbe un monopolio naturale, molto più efficiente di un monopolio imposto con la forza, amministrato da chi non ha interesse nel profitto o nel mantenimento della società che produce il bene o il servizio e gestito da impiegati statali che ricevono lo stesso stipendio indipendentemente dalla qualità del loro servizio (si pensi a come i poliziotti corrotti o violenti rimangano al loro posto grazie alla protezione reciproca e sindacale).

Inoltre, anche nel mondo perfetto delle strutture piene di uomini onesti e intelligenti un monopolio forzoso non può anticipare un mutamento del mercato che trasformi la domanda da inelastica in elastica (ad esempio la scoperta di un metodo per distribuire acqua a basso costo, di una fonte di energia a basso costo o di uno strumento che rende la difesa personale molto economica). Il mercato (a patto che sia davvero libero e non semplicemente una concessione del monopolio forzoso a degli amici di chi governa) si adegua ai cambiamenti molto più rapidamente ed efficientemente di un rigido carrozzone ministeriale.

Mito numero 8: in realtà il problema non viene dalle strutture statali ma dalle persone corrotte che ne fanno parte!

I libertari odiano la corruzione di chi fa parte dell’apparato statale come e più degli statalisti. Ma invece di pensare che i corrotti siano “cattivi” per via dei loro difetti personali, chi è libertario fa notare che, in parole povere, “l’occasione fa l’uomo ladro”. Se affidiamo l’amministrazione della giustizia e della sicurezza a un monopolio che non risponde alle leggi del mercato non dobbiamo meravigliarci se chi ne fa parte utilizza i suoi privilegi per i suoi fini personali.

Ma anche ipotizzando uno stato composto solo da persone incorruttibili (praticamente impossibile, come può  facilmente capire chiunque abbia un minimo di conoscenza della natura umana) i problemi dello stato rimarrebbero. Queste persone potrebbero sempre commettere degli errori economici fatali senza dovere rispondere alle leggi del mercato. Il risultato sarebbe comunque un disastro: mentre un’impresa può fallire senza trascinare con sé il resto del mercato, ma un monopolio formato da persone integerrime (e quindi convinte di operare sempre e comunque per il bene comune) dissanguerebbe le tasse dello stato come e più dei corrotti.

Infatti questi superuomini avrebbero a disposizione un bacino illimitato di fondi da spendere: le tasse, che possono essere aumentate come e quando si vuole. Chi fa errori in buona fede riesce a convincere sé stesso e gli altri di essere nel giusto, e non si accorge di aver sbagliato fino a quando succedono dei disastri. A questo punto ci viene quasi da rimpiangere i corrotti. Almeno la gente di loro non si fida.

Possiamo anche ipotizzare che questi mostri di onestà siano degli economisti eccezionali  (rendiamo questo esperimento mentale ancora più improbabile). Abbiamo ora un sistema che a prima vista sembra utopico, con questi geni incredibilmente onesti che guidano l’economia. Il mercato, tuttavia, resta sempre un’alternativa migliore.

Questi geni onestissimi, infatti, non possono prevedere il futuro con certezza. Mentre un mercato libero assorbe i cambiamenti grazie alle leggi della domanda e dell’offerta (se la gente chiede più scarpe, per esempio, si creeranno delle nuovi negozi di scarpe) un monopolio costruito sulla forza è rigido per definizione. Lo si è visto molto bene nei paesi a economia pianificata, dove le quote programmate dell’economia pianificata creavano carenze di patate, scarpe o case ma quantità esorbitanti di acciaio, spesso inutilizzato. E lo vediamo tutti i giorni quando delle derrate alimentari perfettamente commestibili vengono distrutte a causa di alcune regole eccessivamente rigide, per quanto bene intenzionate.

(Se pensate che esistano degli uomini onestissimi, intelligentissimi e in grado di fare previsioni del futuro accurate al 100% ho una brutta notizia per voi:  nemmeno Superman può farlo, ed è un personaggio immaginario)

Mito numero 9: il libertarismo non risolve i problemi del mondo, quindi è inutile!

Il libertarismo non pretende di risolvere “i problemi del mondo”. Come ha fatto notare Fabristol in questo articolo il libertarismo non è un’ideologia che mira alla realizzazione di una utopia.

I principi del libertarismo sono legati a un realismo ferreo, per il quale non esistono “pasti gratis” (There’s no such thing as a free lunch). Produrre ricchezza costa. Difendersi da chi vuole usare la forza contro di noi o la nostra ricchezza costa. Procurarsi ciò di cui si ha bisogno costa. Curarsi costa. Che si misuri il costo delle nostre azioni in termini di tempo e fatica o tramite una moneta il risultato non cambia. Le leggi della fisica ci dicono che per ridurre l’entropia occorre energia.

Dato che le società possono cambiare ma la natura umana no ci sarà sempre chi non vuole collaborare e preferisce usare la forza. Ci saranno sempre le malattie e la morte.

I libertari sono consapevoli dei limiti del mondo e dell’uomo, ma vogliono la fine delle imposizioni statali e la possibilità di scegliere liberamente quali servizi utilizzare, a chi dare il frutto del nostro lavoro, come vivere la propria vita senza che nessuno possa sentirsi giustificato nell’aggredire gli altri.

Invece di promettere paradisi realizzati grazie alla violenza sui “miscredenti”,  che poi si rivelano inferni o fiaschi imbarazzanti, il libertarismo vuole eliminare i problemi causati dallo Stato. Una società libertaria non sarà mai “perfetta”, ma non dovrà sprecare risorse preziose per arricchire delle caste di privilegiati o per realizzare dei faraonici e utopistici progetti che il libero mercato non permetterebbe.

D’altro canto  le ideologie dominanti non hanno certo reso il mondo un paradiso terrestre.

Mito numero 10: lo stato è frutto di un patto sottoscritto dai cittadini!

Ci sono due genere di persone che propagandano questo mito. I più ingenui credono effettivamente che un documento (una costituzione o un Bill of Rights) che non hanno mai firmato o sottoscritto sia un contratto vincolante fra “i cittadini” e “lo Stato”, simile a un contratto fra gli utenti di una compagnia telefonica e la compagnia stessa.

A differenza di una compagnia telefonica privata, lo Stato non è una azienda e non fa firmare ai cittadini proprio niente: le Costituzioni sono state decise da persone che per una ragione o per l’altra hanno convinto un certo numero di persone a votarli e poi si sono accordati fra di loro. I “cittadini” hanno solo messo un segno su un pezzo di carta e non hanno firmato proprio nulla. Chi vota può scegliere chi vuole  ma non può dettare legge sul comportamento di chi è votato (che non ha firmato nessun contratto).

Anche ammettendo una democrazia “perfetta” dove la propaganda non esiste, non ci sono brogli i cittadini votano tutti razionalmente e chi non è eletto non può essere “ripescato” grazie a vari cavilli e non riceve pensioni e privilegi, i votanti hanno solo un controllo a posteriori dell’operato dell’amministratore, che quando è al governo fa quello che vuole.

Inoltre il “patto sociale” è  vincolante per sempre. Anche se tutti gli abitanti di una certa regione sottoscrivessero un patto con una società per azioni e decidessero di delegare il loro potere decisionale a un amministratore per un certo periodo (la situazione di libero mercato più simile a uno stato democratico) i loro figli dovrebbero sottoscrivere un nuovo patto e non sarebbero vincolati dalle decisioni dei loro genitori. Le costituzioni invece valgono per chiunque nasca in un determinato territorio.

Chi è più smaliziato riconosce che il “patto sociale” è una comoda invenzione che nasconde un tacito accordo fra chi paga le tasse e chi amministra i soldi pagati. Tacito accordo che, non si sa per quale motivo, è valido sempre e comunque e per tutti e pur essendo basato su un patto immaginario crea conseguenze molto reali.

A chi obietta che oggi si ha la scelta di vivere nello stato che si preferisce si può ribattere che questo non è vero, perché cambiare cittadinanza non è affatto semplice o automatico e chi non può permettersi una trafila burocratica molto costosa viene considerato cittadino e obbligato a pagare le tasse di uno stato in cui non risiede più. Per non parlare dell’accanimento fiscale contro chi cerca di salvaguardare i propri soldi spostandoli all’estero, tutto in nome di un presunto “dovere sociale” (leggi prelievo forzato per sostentare le caste di privilegiati).

Inoltre chi non vuole essere considerato cittadino di nessuno stato e vuole pagare solo per i servizi che sceglie da chi vuole non può farlo.

Conclusione: 

Lo statalismo ha bisogno dei miti del “patto sociale”, della “guerra di tutti contro tutti” e dei “doveri sociali” per giustificare e nobilitare quello che, in ultima analisi, è un furto o una estorsione ai danni di chi è obbligato a pagare (quando va bene) per dei servizi che non ha mai chiesto e (quando va male) per una struttura inefficiente che spreca risorse e la destina a chi non produce nulla.

E’ tempo di liberarci dei Leviatani, delle Istituzioni e di altre bestie immaginarie e affrontare la realtà.

Nulla è gratis, e solo chi è veramente libero può scegliere.


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